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Le azioni

- Perseguire la multifunzionalità del territorio, indebolendo progressivamente il carattere di strada mercato; riconoscere ed assecondare la dominanza della funzione commerciale, se pur corredata da destinazioni secondarie ed accessorie, significa probabilmente nuovamente assecondare lo spontaneismo che ha generato il problema. (Le previsioni urbanistiche nell'ambito dell'area CIS non vanno in tale direzione, in particolare la possibilità di realizzare centri commerciali o grandi strutture di vendita, anche se tali scelte sono subordinate ad un PATI tematico ed alla valutazione del traffico generato dai nuovi interventi).
- Il territorio delle SR11 non più come elemento lineare di separazione, ma come sequenza di nodi. Se ci vogliamo occupare della riqualificazione della SR11 – come di altri luoghi omologhi – non possiamo che augurarci di restituirla all'abitare- nel senso più vasto del termine - ovvero "reintegrarla" nel più ampio contesto ambientale di appartenenza. Occorre individuare delle centralità esistenti o potenziali che connettano i territori separati dall'arteria stradale, e ridurre/contenere gli elementi di divisione (le rotonde, ad esempio, necessitano di spazi di pertinenza enormi e non favoriscono il formarsi di spazi urbani).
- Attribuire ai suoli agricoli, ed alle attività connesse, un ruolo fondamentale (attualmente del tutto marginale) nel processo di riqualificazione territoriale. Il mantenimento non solo dell'agricoltura periurbana, ma di tutta la superfice agropolitana (estremamente frammentata in tale contesto), oltre ed un auspicabile obbiettivo di natura ambientale, rappresenta una condizione necessaria per avviare un processo di miglioramento del sistema insediativo (costituisce un fattore indiretto di valorizzazione del patrimonio immobiliare). Il massimo riuso edilizio dovrà quindi escludere la saturazione dei vuoti urbani/periurbani e dovrà essere accompagnato da attenti, puntuali interventi di marginatura dell'edificazione (molti elementi di "contrasto" tra edifici ed adiacenti spazi agricoli sono rinvenibili nei retri immobiliari) (Viviana Ferrario, Riflessioni sullo spazio dell'agricoltura nella riprogettazione della città contemporanea (veneta), Università IUAV di Venezia).
- La collaborazione sostanziale tra Comuni ed il coinvolgimento continuo delle parti sociali (costituzione di un gruppo di lavoro permante) diventano indispensabili per la definizione di un possibile scenario e di un conseguente piano direttore semplice e realistico; (Sergio Los, Dalla città macchina alla manifattura del territorio, SYNERGIA, Università IUAV di Venezia)
- Attivare gli strumenti della pianificazione strategica e valutare l'utilizzo dei nuovi istituti previsti dalla legge regionale 11/04 (perequazione, credito, compensazione) a livello intercomunale (Domenico Patassini, Scenari, progetto e concertazione, Università IUAV di Venezia)
- Attivare "semplici" ed immediatamente fattibili azioni di riordino che possono prontamente mutare la percezione dell'area: miglioramento del verde pubblico lungo l'asse viario, sistemazione della segnaletica stradale e cartellonistica pubblicitaria (Foto).
- Dare vita ad un paesaggio latente ricercando, come detto, una costante equilibrata interrelazione tra sistema insediativo e sistema agricolo agropolitano e periurbano (Franco Zagari, SR11, La riqualificazione fa strada); a tal fine gli obbiettivi ed indirizzi di qualità paesaggistica previsti dal Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC - vedi atlante ricognitivo) necessitano di adeguate, significative integrazioni.
E' un progetto coordinato da Sophia Los con Synergia e Centro Studi Usine.
Gruppo di lavoro: Claudio Bertorelli, Eleonora Bottin, Nico Covre, Chiara dal Molin, Francesco dal Toso, Elena Lorenzetto, Sergio Los, Sophia Los, Luca Parolin, Daria Petucco, Irene Visentin.