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Per l’acquisto di prodotti e servizi artigiani tipici del periodo natalizio si stima che i vicentini spenderanno 332milioni di euro.

Cavion: “Qualità, personalizzazione, sostegno alle realtà locali, sono solo alcuni dei motivi per scegliere di acquistare nelle botteghe del proprio territorio”.

Comunicato 175 – 16 dicembre 2021

Per Natale i vicentini non rinunciano ai prodotti tipici. E se si stima che veneti a dicembre spenderanno quasi 2 miliardi di euro, l’analoga spesa per i vicentini si aggira sui 332milioni di euro (1,5% della spesa nazionale). Sono questi alcuni dati che emergono dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato in merito al trend della spesa per il periodo Natalizio che comprende tanto cibi e bevande (per 205milioni) che altri prodotti e servizi tipici delle festività (127milioni). Ad essere coinvolte sono 6.442 imprese artigiane (31,2% del totale provinciale) che occupano 26.687 addetti.

“In particolare nel periodo natalizio in pochi rinunciano a portare in tavola una prelibatezza di qualità del proprio territorio o di acquistare, per sé o per fare un regale, qualcosa di unico – commenta il presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, Gianluca Cavion-. Chi sceglie un prodotto artigiano lo fa per tanti motivi: la qualità delle materie prime utilizzate; perché si tratta di creazioni ben fatte e a regola d’arte; perché il prodotto può essere personalizzato e su misura; perché racchiude saperi e competenze della tradizione ma anche creatività e innovazione; perché possono trova nei titolari delle botteghe chi può fornire un servizio personalizzato, consulenza e supporto; perché sa che sostenere le aziende locali significa sostenere le famiglie di chi vi lavoro e il territorio in cui opera l’impresa. Insomma chi acquista artigiano lo fa con un pensiero anche a cosa ‘sta dietro’ a quel prodotto o servizio”.
Non a caso è partita in questi giorni la campagna social #acquistiamolocale che promuove le nostre attività per i regali delle prossime festività. E non c’è che l’imbarazzo della scelta: dalla pasticceria, bevande, a tutto l’alimentare in genere, libri e poi cravatte, vestiti e prodotti sartoriali, prodotti per la casa e l’ufficio, complementi d’arredo, gioielli, giocattoli, accessori e artigianato locale oltre ai vari servizi alla persona, ce n’è per tutti i gusti e per fare un regalo davvero speciale”.

“Quest’anno come mai prima vanno sostenute quelle attività locali che con sforzi e sacrifici non hanno voluto cedere alle difficoltà legate alla pandemia. Anzi, molti artigiani si sono prodigati nelle loro realtà a favore della sicurezza collettiva, altri hanno realizzato servizi per rispondere alle necessità dei clienti – ricorda Cavion-. Credo che ora tocca a noi ricambiare e scegliere di recarsi nella bottega di vicinato per i nostri acquisti di Natale. In questo modo sosterremmo non solo la sua attività ma anche l’identità dei nostri territori, patrimonio di cultura e saper fare, valorizzando tutte quelle piccole produzioni che muovono l’economia locale”.

Una buona parte dell’offerta artigiana natalizia si concentra nella ristorazione, alimentare e bevande: sono 982 le realtà attive in questi settori nella nostra provincia e vi lavorano quasi 5.049 persone. Di queste imprese, in particolare, 562 sono ristoranti (2.599 addetti), 247 sono specializzate in prodotti da forno (1.384 addetti) e 74 tra salumifici, caseari e  altri prodotti alimentari (circa 577 addetti). 

“Si tratta di imprese che, fortemente orientate alla clientela, nel 2020, e in parte nel 2021, hanno pagato un conto molto salato prima con lo stop dell’attività per decreto, poi per le limitazioni d’accesso ai locali, infine per lo shock di maggiori costi delle materie prime. “Ma le tensioni di prezzo a monte della filiera della produzione alimentare non si stanno scaricando sul consumatore finale, in una fase ciclica dei consumi ancora debole”, aggiunge Cavion.
Nonostante la ripresa in corso, infatti, nei primi tre trimestri del 2021 la spesa per consumi di beni non durevoli rimane dello 0,4% inferiore rispetto allo stesso periodo del 2019.  Sul fronte dei prezzi al consumo, quelli dei prodotti di pasticceria fresca salgono dell’1,4%, come un anno fa; analoga variazione per il pane (era +0,7% un anno prima) mentre le consumazioni di prodotti di gelateria e pasticceria si fermano al +1,2%, in calo rispetto al +2,2% di ottobre 2020. Rimane inferiore ai due punti percentuali la dinamica per ristoranti (+1,8%, era +1,0% a ottobre 2020) e pasto in pizzeria (+1,6%, a +1,0% ad ottobre 2020)”.