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Gli artigiani per S. Giuseppe

Si è tenuta a Monte Berico la celebrazione della ricorrenza di S. Giuseppe, patrono degli artigiani, celebrata dal Vescovo Mons. Giuliano Brugnotto

Domenica scorsa a Monte Berico si è tenuta la Santa Messa, celebrata dal Vescovo Mons. Giuliano Brugnotto in occasione dell’annuale ricorrenza di S. Giuseppe, patrono degli artigiani.

Il vescovo ha più volte ricordato l’80° di Confartigianato Imprese Vicenza e ha dedicato l’omelia all’associazione, riprendendo anche le parole dello scorso anno di Papa Francesco, come “le macchine replicano, gli artigiani inventano”.

Tra i lettori Maurizio Facco, presidente del Raggruppamento di Camisano Vicentino; nel momento dell’offertorio, i doni (tra cui alcuni strumenti dal mondo dell’artigianato) sono stati portati da Valeria Ferron, Roberta Cozza, Ruggero Camerra, Mauro Martini e Felice Baggio.

Prima della benedizione del Vescovo, il presidente provinciale Gianluca Cavion ha letto una lettera degli artigiani. Alla celebrazione era presente la giunta provinciale al completo.

Preghiera francese
degli artigiani della Provenza

Insegnami, o Signore, a far tesoro del tempo
che mi concedi per lavorare
a impiegarlo bene e non sciuparlo

Insegnami, o Signore,
a trarre insegnamento
dagli errori passati
senza affliggermi nei rimorsi.

Insegnami a stabilire il progetto di lavoro
senza tormentarmi, ad immaginare il mio lavoro,
senza poi desolarmi se nasce diversamente
da come avrei voluto.

Insegnami ad unire la fretta e la lentezza,
la serenità e il fervore,
l’entusiasmo e la tranquillità.

Aiutami all’inizio dell’opera,
là dove sono più debole.
Aiutami, nel cuore del lavoro,
a tener saldo il filo dell’attenzione.
E, soprattutto, colma tu stesso
i vuoti della mia opera.

Signore, in tutte le opere delle mie mani
lascia un segno di Te per parlare agli altri,
e un mio difetto per parlare a me stesso.
Tieni viva dentro di me
la speranza della perfezione,
senza che io mi perda d’animo.

Conservami nell’impotenza della perfezione,
senza che io perda l’orgoglio.
Purifica il mio sguardo:
quando faccio del male
non è certo che sia male,
e quando faccio del bene
non è certo che sia bene.

Signore, insegnami a pregare con le mie mani,
con le mie braccia e con tutte le mie forze.
Ricordami che il frutto del mio lavoro
mi appartiene, e ciò che mi appartiene
deve esserti reso donandolo.

Perché, se io lavoro per il gusto del profitto,
come un frutto dimenticato marcirò in autunno;
perché, se lavoro per il piacere degli altri,
come un fiore di campo appassirò alla sera.

Ma se lavoro per l’amore del bene,
vivrò nel bene.
E il tempo di operare bene
e in nome della tua Gloria
sarà conseguente.