
Artigianato e dazi
Si è tenuto al Centro Congressi Confartigianato di Vicenza un incontro con Francesco Pontelli, economista indipendente ed esperto di marketing strategico
La situazione è talmente in divenire che la notizia della sera è già superata al mattino. Da qui la difficoltà, se non l’impossibilità, di fare previsioni sul tema dei dazi doganali. È questa incertezza a creare più preoccupazione, contrariamente alle crisi che in qualche modo si superano.
Di certo temi come dazi, costo delle materie prime, suddivisione degli ambiti di potere economico, mercati “galoppanti” ed altri in rallentamento, con l’inevitabile ridefinizione dello scacchiere internazionale, toccano l’Italia ma non solo. L’interconnessione, nell’era dell’economia globale, è tale che nessuna economia può pensare di ‘vivere’ da sola e ci invita a guardare a quanto ci accade attorno. È stato questo il focus dell’incontro al Centro Congressi Confartigianato di Vicenza con Francesco Pontelli, economista indipendente ed esperto di marketing strategico, collaboratore con riviste del settore tessile e sportswear.
“Evito di chiamare quello dei dazi un problema perché si tratta di una evoluzione di mercato con cui dobbiamo fare i conti. L’importante è capire di cosa si parla e le ripercussioni che certe scelte possono avere non solo per le imprese che esportano ma per l’intero comparto dell’artigianato”, ha spiegato Carlo Crestani Presidente dell’Area Vicenza di Confartigianato Imprese in apertura all’incontro.
“L’errore commesso negli anni passati è stato quello di pensare che il mercato potesse autoregolarsi: questo sarebbe stato possibile solo se tutti i Paesi avessero adottato regole uguali (sul trattamento dei lavoratori, sulle politiche ambientali…). Ma così non è stato. Altro assunto smentito è quello che voleva la concorrenza come opportunità per il consumatore. Davvero alcuni prodotti a buon mercato, provenienti da realtà produttive dove molte norme non sono applicate, rappresentano il meglio per il consumatore?”, ha esordito Pontelli.
Il relatore ha ricordato poi come i dazi siano stati sempre applicati, soprattutto come leva politica, prima che economica. Di fatto il costo dell’imposizione dei dazi viene spalmato su più soggetti perché da un lato il produttore avrà l’obiettivo di aumentare i volumi e dall’altro il commerciante acquisire sempre più clientela. “A perdere in questa partita – ha continuato Pontelli -, sarà la voce ‘entrate’, ma in questo caso può giocare un ruolo cruciale la qualità. Il Made in Italy, infatti, sinonimo di unicità e creatività è ancora molto apprezzato dai consumatori esteri disposti a pagare i prodotti italiani il 30% in più rispetto a quelli analoghi ma di scarsa o dubbia qualità”.
“In merito ai dazi minacciati da Trump – ha proseguito Pontelli -, l’obiettivo politico del presidente statunitense sembra quello di isolare la Cina (Putin ha già messo dazi del 20% sulle auto cinesi) e in patria mettere al centro la classe lavoratrice per una ripartenza dell’economia, superando il disavanzo interno. Non sappiamo se questi obiettivi verranno raggiunti ma sicuramente certe scelte stanno contribuendo a mettere fine al libero mercato come lo abbiamo fin qui inteso. Quello che possiamo fare è rilanciare l’Europa, che in questa fase di cambiamento rischia di diventare soggetto marginale, basti pensare al ruolo del mondo arabo nel candidarsi a luogo di incontro tra le parti per redimere i conflitti”.
“D’altro canto manca una vera e propria cultura industriale, che metta le aziende nella condizione di potersi sviluppare al meglio– ha spiegato Pontelli-. In questo contesto l’Italia è sempre stata vista dai partner europei come eccellenza nel campo della moda e delle auto sportive e di lusso, dimenticando che molte nostre aziende sono all’avanguardia anche in campi tecnologici e altamente innovativi. Si deve perciò lavorare politicamente a favore del Made in Italy che è sinonimo anche di altre realtà e in filiere importanti”.
L’esperto ha però ricordato che “per ottenere risultati concreti serve un impegno della classe politica, a tutti i livelli. Non basta la tecnologia, serve una visione che ad oggi pare mancare. Mettere l’impresa al centro vuol dire far crescere la comunità, fattore di sviluppo economico e sociale”.
Allora che fare? Hanno chiesto gli artigiani. “L’impatto dei dazi sarà relativo. Il vero problema, che si è già presentato, è il costo dell’energia. Quindi il primo passo da fare è investire sull’efficientamento energetico e sull’autoconsumo, puntando al tempo stesso a mantenere alto il livello della qualità dei nostri prodotti”.
Le evidenze dall’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza
Le esportazioni manifatturiere di Vicenza verso gli Stati Uniti ammontano a 2,17 miliardi di euro nel 2024, risultando il 2° mercato di destinazione del Made in Vicenza. Oltre metà (55,1%) delle esportazioni vicentine verso gli Stati Uniti sono rappresentate da 3 settori: Macchinari e apparecchiature (24,7% dell’export verso gli Stati Uniti), Oreficeria (19,9%) e Articoli in pelle e simili (10,5%).
Dazi e possibili impatti – Da una nostra indagine che a cavallo tra novembre e dicembre scorsi ha coinvolto circa 450 imprenditori artigiani e di micro e piccole imprese risulta che un imprenditore su 4 (24,4%) ritiene che l’innalzamento dei dazi sui prodotti importati da parte degli Stati Uniti possa avere un impatto negativo sulla propria azienda. La quota sale al 26,5% tra gli imprenditori dell’Area di Vicenza.
Secondo le stime del National Board of Trade Sweden – agenzia governativa svedese per il commercio internazionale – una applicazione di dazi addizionali tra il 10% e il 20% sulle importazioni degli USA causerebbe un calo dell’export totale dell’Italia verso gli Stati Uniti, rispettivamente, del -4,3% e del -16,8%. Per Vicenza si tratterebbe di una perdita stimata tra i 93,5 e i 365,3 milioni di euro.
Strategie e competitività – Se da una parte la recente rivalutazione del dollaro favorisce le nostre esportazioni, dall’altra dobbiamo prestare particolare attenzione ai costi, soprattutto con l’attuale accentuazione dei costi di energia elettrica, e puntare sempre su una alta qualità dei prodotti che permette di essere competitivi anche in un contesto di prezzi crescenti.